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L’Europa accelera sull’elettrico, ma inciampa sulle microcar più leggere e verdi: l’allarme di Microlino da Torino

L’Unione Europea ha presentato a dicembre 2025 l’Automotive Package, un pacchetto di misure pensato per sostenere l’industria auto nella transizione verso la mobilità a zero emissioni, offrendo maggiore flessibilità sui target CO₂ e introducendo incentivi mirati per le piccole elettriche “Made in Europe”.

La nuova norma in arrivo

Tra le novità spicca la creazione di una nuova sottocategoria M1e: veicoli elettrici compatti, lunghi al massimo 4,20 metri, che beneficeranno di supercrediti (un moltiplicatore di 1,3 nel conteggio delle emissioni medie di flotta fino al 2034) per premiare produzioni europee accessibili e urbane.

Peccato che proprio da questa apertura rimangano escluse le microcar della categoria L7e, i quadricicli pesanti elettrici come la Microlino, prodotta interamente a Torino. È questo il paradosso denunciato con forza da Microlino Italia: Bruxelles dice di volere città più vivibili, meno congestionate e a basse emissioni, ma finisce per lasciare ai margini le soluzioni che, per dimensioni, peso ed efficienza energetica, sembrano fatte su misura per quel futuro.

La strategia

«Si parla tanto di incentivare le elettriche economiche e adatte alla mobilità urbana – spiega Michelangelo Liguori, General Manager di Micro Mobility System – ma si dimenticano proprio i veicoli più leggeri ed efficienti oggi sul mercato. La nostra Microlino è lunga poco più di 2,5 metri, consuma fino al 70% in meno di energia rispetto a una citycar elettrica tradizionale, richiede meno risorse e meno componenti. Escluderla dai crediti verdi significa, di fatto, premiare modelli più grandi, più pesanti e più energivori».

Come funziona la norma

Il meccanismo in discussione – i cosiddetti crediti verdi o ZLEV/supercredits – permette ai costruttori di compensare emissioni elevate comprando quote da chi produce solo veicoli a zero emissioni. Con la nuova M1e, chi fabbrica in Europa queste piccole EV guadagna un vantaggio competitivo netto, anche grazie al fleet pooling che consente di “vendere” crediti ai grandi gruppi ancora legati alla combustione. Le L7e, invece, restano fuori da tutto: niente super moltiplicatori, niente pooling, niente accesso agli incentivi fiscali e normativi che scatteranno per la categoria superiore.

Un caso normativo

Il caso Microlino racconta bene la contraddizione. Nello stabilimento torinese di 5.000 mq (interamente coperto da pannelli solari) si assembla un quadriciclo iconico: sportello frontale unico, velocità massima 90 km/h, due posti, bagagliaio da 230 litri, telaio monoscocca in acciaio e alluminio – una primizia nella categoria per rigidità e sicurezza, paragonabile a un’auto tradizionale. Impiega il 50% in meno di componenti rispetto a una vettura classica, con l’80% di fornitori europei (oltre la metà italiani). L’investimento complessivo ha superato i 150 milioni di euro, quasi 100 dei quali in Italia, per una settantina di addetti diretti.

Sfida europea

«Siamo un progetto industriale europeo pensato per le città europee – prosegue Liguori –. Se le regole continueranno a escludere la categoria L7e, la sostenibilità economica di modelli come il nostro sarà seriamente a rischio. Chiediamo alla Commissione di rivedere la proposta prima dell’approvazione definitiva e di includere i veicoli L7e nel sistema dei crediti verdi: solo così si premiano davvero le soluzioni più razionali per l’ambiente e per lo spazio urbano».

L’appello non arriva isolato. Già da fine 2025 associazioni come LEVA-EU sottolineano come le microcar L7e siano perfette per gli obiettivi di risparmio di spazio, aria pulita e mobilità efficiente nelle città congestionate, ma restino escluse dagli incentivi riservati alle categorie M. La proposta M1e punta a stimolare EV sotto i 25.000 euro prodotti in UE, ma rischia di scoraggiare proprio gli innovatori più radicali nella riduzione dell’impronta ecologica.Ora la palla è nel campo della Commissione Europea e del Parlamento. Includere le L7e significherebbe vera coerenza con il Green Deal: valorizzare le soluzioni più leggere, più urbane, più efficienti. Altrimenti l’Europa continuerà a spingere sull’elettrico, ma – paradossalmente – a penalizzare chi lo fa nel modo più intelligente e sostenibile.