Toyota prevede che le ripercussioni legate alla guerra in Iran avranno un impatto economico di circa 4,3 miliardi di dollari nell’esercizio finanziario in corso. La casa automobilistica nipponica ha anche evidenziato quanto la crisi stia amplificando costi e difficoltà di approvvigionamento, rendendo più complesso compensare la domanda crescente di veicoli ibridi con una pressione simultanea sui margini. I conti arrivano con numeri che segnalano un rallentamento marcato.
Impatto guerra Iran sui conti Toyota
Toyota ha infatti registrato un calo di quasi il 50% degli utili trimestrali e stima per l’anno appena iniziato una riduzione di circa un quinto dell’utile. Le vendite di ibride dovrebbero inoltre superare per la prima volta la soglia di 5 milioni di unità nel corso dell’anno, ma l’aumento dei prezzi dell’energia, pur spingendo i clienti verso opzioni a minor consumo, non sarebbe sufficiente a controbilanciare l’aumento delle spese di base. Il risultato operativo è sceso a 569,4 miliardi di yen nei tre mesi conclusi il 31 marzo, mentre la previsione per l’intero esercizio rimane a 3.000 miliardi di yen, una stima considerata inferiore alle aspettative del mercato.
Tra dazi e dinamiche globali complesse
La società attribuisce l’andamento a un contesto “sbilanciato” tra domanda e struttura dei costi, con ulteriori pressioni derivanti anche da dazi e dinamiche competitive globali. In risposta, il nuovo CEO Kenta Kon che si è insediato lo scorso mese ha parlato della necessità di una “riforma” graduale: non una “frenata brusca”, ma l’individuazione progressiva degli sprechi e l’intervento sulla struttura aziendale. La previsione sull’impatto complessivo in Medio Oriente, pari a circa 670 miliardi di yen fino a fine marzo 2027, presuppone sia maggiori costi (materiali e carburante) sia perdite legate a volumi inferiori e ritardi logistici, mentre le azioni Toyota hanno reagito scendendo dopo i risultati, su livelli non visti da metà ottobre.
